Carissimi,
ho letto con autentica commozione le vostre testimonianze su quanto sia stata incisiva nella vostra vicenda umana la figura paterna.
L’aspetto che ho apprezzato e che tutte le accomuna è l’appalesarsi di una autenticità, di una sincerità, di una voglia di confidarsi che le rende tutte assolutamente uniche e preziose.
Con i vostri scritti ci avete aiutati a dare un senso alla nostra proposta cinematografica.
Con molta amicizia
Pupi Avati
(clicca l’immagine per vedere il fimato)
Uno dei temi affrontati da Pupi Avati in La cena per farli conoscere è quello della crisi e dell’indebolimento della figura paterna nella società contemporanea. Per approfondire questa problematica tanto complessa, la produzione invita tutti gli spettatori a partecipare ad un blog, a partire dalla testimonianza diretta degli interpreti del film che parlano del loro rapporto con il proprio padre. Partecipa anche tu. Commenta le dichiarazioni degli attori.
(Clicca sull’icona del fumetto per leggere i commenti e lasciarne uno tuo, grazie!)
LA VOLTA IN CUI HO CAPITO CHI E’ DAVVERO MIO PADRE
…è stata la volta che l’ho visto apprendere la sua sentenza di morte: “adeno…”. Di fronte al giovane specialista, mio padre, da anziano medico, si è alzato, ha avuto solo un leggero barcollamento, e ha detto semplicemente: “non diciamo niente a tua madre”.
E poi ha affrontato la malattia e la morte con un coraggio da leone. Negli ultimi tempi, si sdraiava sul fianco, a proposito di leone, e ascoltava le musiche di “C’era una volta l’America”, come Robert de Niro nella fumeria di oppio, rivedeva tutta la sua vita come in un film, e mi diceva “rifarei tutto….sono un uomo soddisfatto”. E con intelligenza, discrezione e anche con ironia, se ne è andato. Da UOMO.
E io, con i miei impegni, le mie figlie piccole, la vita che mi chiamava da ogni dove, ho lasciato tutto e gli sono stata accanto, in questo ribaltamento di ruolo che il vostro bellissimo film descrive con impareggiabile maestria.
Con la differenza che nella nostra storia l’altra figlia è venuta dall’estero, ma poi è se ne è andata, non trovando la forza, cercando mille scuse. E il nostro rapporto di sorelle si è spezzato. E con la diffenza che nel film il protagonista è un debole che ha commesso molti errori. Ma è proprio qui la bellezza della storia.
Sta nella sospensione del giudizio delle figlie che alla fine per amore lo aiutano. E nel riscatto finale del protagonista che diventa finalmente padre, propio nel momento in cui perde tutto.
Grazie, Pupi Avati.
Ieri sera ho visto il suo film e naturalmente la mia commozione era più che motivata, avendo perso mio padre solo sei mesi fa.
Nonostante ciò, resta comunque il mio giudizio da amante del cinema, che ha goduto del bel ritmo narrativo, della bravura degli interpreti, della leggerezza del tocco.
Mi complimento per un cambio di stile che la porta fuori dalle storie della provincia bolognese, del “come eravamo” che pure ha sempre saputo raccontare in maniera eccellente.
Ma in questo suo ultimo film è riuscito nell’impresa a mio avviso difficilissima per un regista che non ha più nulla da dimostrare di rinnovarsi, di non fare più un film “alla Pupi Avati”. Di entrare in una dimensione attuale, in una dimensione anche molto “romana”.Di osare il genere comico. I personaggi delle ragazze sono perfetti, la figura di Abatantuomo è sublime, mi resta nelle orecchie la sua ultima boutade, in ambulanza, e le risate che mi sono fatta con mio marito a leggere la sua filmografia come titoli di coda.
Mi è venuto da pensare: Pupi Avati come Robert Altman, che si è inventato uno stile giovane, moderno e intelligentissimo nella sua ultima opera.
A lei auguro invece ancora una lunghissima vita artistica.
E a tutto il cast auguro un grande successo internazionale.
Viva il Cinema.
grazie pupi…
Buonasera cari Pupi ed Antonio, nonche’ a tutto il cast di attori che ha partecipato a questa nuova fatica “La cena per farli conoscere”. Sono Marco da Firenze, ho 38 anni ingegnere informatico ma musicista per passione da sempre, anche io sono un figlio che, come la Signora del precedente intervento sul blog, ha vissuto purtroppo una esperienza di malattia gravissima terminata nel piu’ triste dei modi nel marzo del 2006 per mia mamma. Questo film mi ha colpito molto per tanti aspetti diversi, seguo personalmente Pupi da quando per caso da ragazzo una sera mi incuriosi’ quel titolo in tv “Una gita scolastica”, mi colpi profondamente quel sentimento crepuscolare e quel particolare modo di raccontare i sentimenti e le emozioni. Da quel momento sono cresciuto insieme ai film di Pupi che ho sempre seguito con interesse particolare, perche’ riusciva a darmi qualcosa che non avevo mai trovato in un altro regista prima. In questo film mi hanno colpito sia figure primarie che secondarie, confermo a mio avviso un grande Abatantuono che sta migliorando film dopo film, ho riscoperto una bravissima Francesca Neri in uno straordinario ruolo piuttosto atipico e fuori dai suoi canoni, queste figure ben si intrecciano con lo spirito fresco delle 4 sorelle.
In ogni film di Pupi anche i ruoli apparentemente meno importanti sono altrettanto significativi colorando il film di emozioni uniche e
particolari come ad esempio il vecchio grande Bob Tonelli. Ritroviamo qui l’ex “ragazzo della 3 C” in un ruolo anche per lui insolito, poi Fabio Ferrari e gli altri di seguito, ognuno col suo carattere preciso e mai improvvistao. Ho trovato bello anche il soggetto, questa storia perfettamente calata nella nostra realta’ di oggi, un qualcosa che segue secondo me da vicino il recente “La rivincita di Natale” come specchio piuttosto reale e crudo della societa’ odierna. Non parliamo poi della stupenda colonna sonora del film, perfettamente calata in stile soft-jazz a sottolineare e impreziosire ogni sfumatura. Penso anche che in fondo il motore che muove il cuore del regista sia sempre lo stesso, le sue sono in fondo storie semplici, ma che fanno tanto riflettere nei loro chiaroscuri e che ci fanno sempre un po’ mettere in confronto con noi stessi. Grazie Pupi per farmi sempre sentire… “il cuore altrove”.
Un caro saluto da firenze!.
Marco Buonarroti
Ciao sono Elena ho 19 anni e sono una studentessa universitaria. Ho una famiglia normalissima e fortunatamente non ho eventi tragici o traumatici alle spalle. E’ la seconda volta che mi capita di parlare di mio padre; la prima volta è stata in un temino in terza elementare in cui dovevo descrivere una “situazione in cui il mio papà si è arrabbiato tanto”.A quel tempo vivevo nel “mondo delle favole”(spesso anche adesso)e vedevo tutto sotto forma di cartone animato, infatti nel tema ho scritto che quando mio padre ha colto sul fatto me e mio fratello che coloravamo il muro bianco del salotto appena imbiancato, è diventato rossissimo e, non essendo uno che esprime ciò che pensa, la sua rabbia è uscita sotto forma di fumo nero dalle orecchie(esattamente come nei fumetti).
Ero convintissima di ciò che avevo scritto anche se la maestra sosteneva che ciò non potesse accadere!
Appunto, ho sempre avuto una grandissima fantasia ed è questo che mi contrappone nettamente a mio padre. Lui vive nel passato, rimpiangendo gli anni della sua gioventù in cui non aveva niente, lavorava mentre studiava per mantenersi perchè la sua famiglia era povera, ribadisce spesso che si accontentava di poco perchè negli anni dopo la guerra, sommati al terremoto in Irpinia, dove lui viveva con la sua famiglia, hanno perso tutto e nonostante ciò sono riusciti ad andare avanti;mio papà vive nella realtà più concreta e rimpiange il fatto di non aver potuto conoscere a lungo suo padre perchè era un militare che tornato dalla guerra non è vissuto a lungo.
Invece io vivo nella prospettiva di un futuro fantastico, in cui realizzerò il mio sogno(che ho sin da piccola)di lavorare nel mondo del cinema o del teatro; infatti ho scelto un percorso di studi inerente a ciò, frequeto teatri e compagnie teatrali, lavoro come cineproiettrice…ho difficoltà ad ammettere che i miei desideri sono ardui da realizzare e forse poco raggiungibili, non a caso cado sempre nelle fantasie di essere presa per un film o una tournè teatrale e di doverlo dire ai miei genitori e amici che saranno orgogliosi di me!
Mio padre non dà giudizi su queste mie illusioni e anche dopo uno spettacolo non mi fa i complimenti ma neanche delle critiche; però compra libri d’arte, mi informa su corsi di fotografia e mostre, mi parla degli artisti del passato, perchè questi sono gli unici interessi in cui concordiamo.
Da piccola papà mi svegliava con una voce dolce e a volte con carezze, da qualche anno invece, forse si è reso conto che sto diventando una donna, mi sveglia semplicemente chiamandomi per nome.
Mio papà non esprime mai i suoi sentimenti, è emotivo e molto riservato(tema di discussioni con mia madre), ma mi mostra il suo affetto con piccolo gesti che mi vogliono dire che mi vuole bene (per esempio ieri per s.Valentino mi ha regalato- anche a mia mammma-un mazzo di tulipani); sono comunque cosciente che ogni giorno i miei genitori ci mostrano il loro affetto attraverso tutti i sacrifici che fanno per me e mio fratello.
Vivo nel timore di avere rimpianti per qualcosa che gli ho detto o non detto e per non averlo conosciuto abbastanza, per questo spero tanto di averlo vicino PER SEMPRE!
P.S. Ieri ho assistito alla conferenza di Pupi Avati allo Iulm di Milano(anche se non frequento questa università) e sono rimasta folgorata dalle sue parole che mi hanno fatto capire di puntare sempre in alto per trovare il mio posto nel mondo, perchè “siamo tutti un’eccezione”(parole di Pupi Avati) e attraverso quello che facciamo dobbiamo trasmettere chi siamo! Saluti e grazie per le parole magiche
Ciao!
ieri sera sono adnata a vedere il vostro film…inutile dire che mi e’ piaciuto moltissimo, nel senso cioe’ che l’ho trovato come me lo aspettavo, vero, intenso, divertente..
gli attori non potevano essere piu’ azzeccati; tutti hanno svolto il loro ruolo alla perfezione..e il grande Diego..beh, e’ un grande!
IL messaggio del film e’ arrivato; l’amore per un “non” padre, assente per tutta la vita, che si e’ presentato nel momento del bisogno..il perdono delle figlie che avrebbero potuto benissimo chiudergli la porta in faccia..
La tragicita’ degli eventi, legati alle vite di ciascuno dei personaggi, purtroppo sono di pura attualita’ (per questo l’ho definito “vero”).
Un elogio particolare a Francesca Neri; la parte dell’ubriaca, con la sua risata CONTAGIOSISSIMA e’ davvero eccellente!
In conclusione complimenti vivissimi, attendo con impazienza il prossimo film..
Un consiglio da vostra ammiratrice: convocate un po’ spesso ines sastre x i vostri film, trovo che oltre ad essere una bellissima donna, sia diventata molto brava professionalmente; nel suo ruolo, francamente, non ho ancora trovare degna sostituta.
Ciao a tutti
Susy
Scusate…rileggendo il mio commento mi sono resa conto di non aver detto quello che era richiesto, cioe’ quando ho capito chi era mio padre.
Premetto.
Mio papa’ e’ un omone grande e grosso, 70 anni, ex profugo istriano degli anni ‘40/50, che ha saputo “rinascere” da una situazione di disagio che potrete ben immaginare.
Con una grande forza di volonta’ e di riscatto da quella vita dura, ha saputo affrontare con determinazione le difficolta’, lavorando e mantendendo me e mia mamma, casalinga.
Proprio sulla base di questa relta’ sono stata educata al sacrificio x ottenere un obiettivo; comunque, nonostante lavorasse solo lui, non ci e’ mai mancato nulla.Quindi x farla breve, ho sempre avuto l’idea del papa’ forte, invincibile, che affronta le situazioni a testa alta.
L’anno scorso pero’ ho scoperto un lato del suo carattere che non conoscevo; mia mamma e’ mancata improvvisamente ad agosto, dopo 40 anni di vita insieme, di armonia e amore che io ho vissuto in prima persona…Beh ho visto “la roccia” crollare, pesantemente, per poi ricominciare a riemergere..in questo periodo…
Ecco…ho capito di sapere da sempre chi e’ mio padre: un uomo sensibile, vero..
Ri-ciao
Salve..
perdonatemi se non parlerò delle relazione padri-figli, ma in reeltà sono entrata in questo blog per complimentarmi con il regista per il modo in cui ha affrontato il tema del feticismo attraverso il personaggio di Matteo. Purtroppo, è un argomento che non viene quasi mai preso in considerazione dai mass media, ma che credo meriti attenzione nella società attuale. Ho conosciuto un uomo molto simile a quel personaggio e vedo che in giro è un problema molto comune.
Non so se siete d’accordo con me ma credo se ne debba parlare di più..perchè si tratta di una malattia seria.
Saluti a tutti.
Cari Pupi e Antonio,
il mio nome è Francesco,sono un “ragazzo” di 40 anni, calabrese, e vi seguo da sempre. I vostri film non mi hanno mai lasciato indifferente,anzi mi hanno sempre trasmesso forti emozioni.Ho anche avuto la fortuna di conoscervi personalmente anni fa,alla Mostra del cinema di Venezia,dove sono presente tutti gli anni da molto tempo,anzi credo di aver fatto anche la “comparsa involontaria” in “Festival”,nella scena di una conferenza stampa.
“La cena per farli conoscere” è un altro gioiello nella vostra filmografia, mi è piaciuto ,mi ha coinvolto ed emozionato come sempre. Inoltre sono molto sensibile alle storie (se ben fatte) che trattano di famiglia,anche se non intesa in modo istituzionale, e di rapporti genitori-figli. Ho la fortuna di avere ancora entrambi i genitori,e di avere un buon rapporto con loro, e credo di capirli molto meglio adesso di quando ero più giovane, soprattutto ora che a volte mi sento io il genitore,nel senso che devo un pò proteggerli,indirizzarli,preoccuparmi per loro,dare loro un aiuto. Ovviamente li ho mandati subito a vedere il film e anche loro lo hanno amato molto,soprattutto mio padre,che secondo me si è anche un pò ritrovato nel ruolo di Sandro Lanza. Grazie a voi quindi anche per questa possibilità di poter condividere con i miei le stesse emozioni grazie ad un film come il vostro. E mi raccomando,continuate a farci sognare ed emozionare,con belle storie,bravi attori,stupende musiche come queste del grande Riz Ortolani. Grazie
Buonasera, ho visto con attenzione alcuni vostri film.Mi colpiscono vivamente.Mi piace lo stile intimista, descrittivo, sensibile con cui si fotografa alcuni aspetti della realtà dei rapporti ontologici comportamentali della società italiana.Non ho mai avuto il privilegio di poterla conoscere di persona.Mi piacerebbe tantissimo.Purtroppo so che rimarrà solo un sogno.Non esistono più artisti ,letterati, registi come Pier Paolo Pasolini.Mi piacerebbe poter studiare regia ,ma non ne ho le qualità ne i soldi ne il tempo ne le conoscenze.Apprezzo molto le sue opere, forse le uniche che ancora vedo e che mi convincono ad andare al cinema.Non gradisco alcuni settori del cinema di produzione commerciale.
Distinti Saluti
Luca
Rileggo e blog degli altri e mi chiedo se verrà pubblicato anche il mio umile e semplice commento. E soprattutto sintetico (mia dote/difetto).
Film intelligente, profondo e amabilmente cinico. Bello.
…E poi non vogliono i Dico!!!
Complimenti a tutti ma veramente a tutti
Martina - 37 anni - Adria (RO)
Il film mi ha commosso.Sono figlia di un rapporto mancato…
non sono di molte parole, non so se c’è stato un momento preciso in cui ho capito davvero mio padre, forse c’è solo un momento in cui l’ho perdonato ,cioè oggi che ha 74 anni.
La musica del film che è di sottofondo a questo sito mi fa piangere (dentro e senza lacrime!) e ripensare a quello che scrissi un giorno sotto forma di una pseduo- poesia ( Sigh! scusatemi!!!!!!!!! Non siete obbligati a leggerla!!!!)
Canto di rumori
fatti per caso
silenzio interrotto
da nuvole nere
arrabiate con te
Canto di vento
violento
che passa veloce
per rompere
il tempo del nulla
che piace
a chi resta muto
e non sente
l’urlo lontano
che spezza quel ramo
l’urlo di nuvole
nere arrabbiate con te
silenzio di pace
di aria
di sera
tramonta
così
a me il film è piaciuto molto, ma al mio amico infatti era in catalessi
Ricordare mio padre mi risulta facile, anche se sono passati più di trent’anni dalla sua scomparsa ed io ero solo una dodicenne.
Ho di lui un ricordo molto bello che mi ha accompagnato sempre, soprattutto nei momenti più importanti della mia vita:la laurea, il matrimonio, la nascita dei miei figli e così via.
Ho immaginato di vederlo felice nel godere di queste gioie, di questi momenti di vita di cui invece non è potuto essere testimone.
E’ vero che quando una persona cara muore la si mitizza, dimenticando le cose negative e mettendo in risalto solo il bello delle cose che lo hanno caratterizzato.
Può darsi che anche a me sia successo così,ma io proprio non riesco a ricordare momenti brutti vissuti con lui,anzi, al contrario mi sembra di sentire sempre la sua risata, di vedere il suo sorriso sotto quei baffetti che portava.
E’ così che lo ricordo.
Ma un dubbio ce l’ho anch’io.
Quale sarebbe stata la mia vita se lui fosse sempre vivo?
Avrei fatto le stesse scelte o, forse, avrei avuto più tranquillità e avrei così potuto optare per una vita meno schematica, ma che desse spazio alle mie aspirazioni?
Non lo so, forse sarebbe potuto succedere.
Ma di una cosa sono sicura: tutto ciò che ho fatto nella vita, l’ho fatto immaginando che lui fosse contento di me e questo mi dà una gran pace.
Ciao papà.
La volta che ho capito chi fosse veramente mio padre è stato poco tempo fa. Per anni ho creduto che mia madre fosse il fulcro dei miei problemi e l’ho odiata, senza nessuna pietà. Ho pensato di dovere a lei ogni mia sconfitta e ogni mia scelta sbagliata. Detestavo la sua voce, il suo modo di fare. D’altronde anche lei non era in grado di amarmi in modo sano. Mio padre, invece, è sempre stato, nel mio immaginario, l’essere da difendere, da proteggere, da tutelare, anche quando era feroce, offensivo e antipatico. Ero la sua “alleata”, la sua unica donna. Ma non si tratta di un Edipo rovesciato, e nemmeno di un’Elettra adattata. Io e lui contro mia madre, mia madre e mio fratello contro di noi. Era una guerra, una polemica stressante che portava ogni componente della famiglia a divorarsi con l’altro. Non vinceva mai nessuno, c’erano solo sconfitti.
Poi, me ne sono andata da una psicoterapeuta, quasi nove anni fa. I primi tempi abbiamo parlato sempre di mia madre, mentre mio padre era un elemento di contorno. Dopo almeno un lustro ho cominciato a intuire che probabilmente lei non aveva fatto ciò che aveva fatto intenzionalmente. I genitori sbagliano, fanno delle cazzate enormi. Ti disastrano l’esistenza, sì, ma quando capisci che non c’era intenzione casca il palco. E allora piangi come un cane, per tanto tempo, finché non partorisci una sorta di perdono che ha quasi l’effetto di un’ecstasy. Scopri l’acqua calda, le mezze stagioni, che la terra è rotonda e davvero ti sembra la prima grande volta in cui stai meglio. Per un po’. Infatti tempo fa, di fronte alla psicologa, ho vomitato tutto quello che pensavo di lui. Di mio padre. “Devo odiare anche lui come ho odiato mia madre?”, le ho chiesto, “Beh, sai, a volte è un passaggio obbligato, ma gli strumenti che hai ora sono diversi rispetto al passato”. Aveva ragione, perché nonostante avessi focalizzato le mancanze, le storture, gli egoismi che lo hanno sempre caratterizzato, ma che per me non erano visibili, ho tenuto i denti stretti e ho lasciato che il mio bene per lui si modificasse, anche se è stato difficile non dirgli vaffanculo in varie occasioni.
Poi, esce il film di Pupi Avati e mia madre m’invita ad accompagnarla. Io ci vado, è domenica. Ci sono anche alcune sue amiche. Ce lo guardiamo tutto, mi passano davanti i titoli di coda con la filmografia tarocca e io non so nulla del concorso. Rido. Finisce la proiezione e andiamo in una birreria. Io sono contenta, anche mia madre. Una delle sue amiche dice: “Che figura squallida il personaggio di Abatantuono, e quelle tre tipe che dovevano volergli bene per forza”. Io mi innervosisco, almeno avessi potuto fumare. “Sì, è squallido”, dico, “Ma a modo suo prova a recuperare il rapporto con le figlie”. “Eh sì, e come, andando all’ospedale con quella malata?”, incalza la jena. “Eh beh, sì”, dico io, “Ognuno ama come può”. “Mah”, mi dice lei. Allora io mi ordino una seconda birra, mia madre mi guarda male, le dico che non sono un’alcolizzata e non confido a nessuno che quando Sandro Lanza torna dalle figlie e si propone di accompagnare l’ammalata io piango lacrimoni enormi di gioia.
LA PRIMA VOLTA CHE HO CONOSCIUTO MIO PADRE.
è triste il solo ricordo. L’amarezza che serbo ancora nel mio cuore per quel momento è lacerante…tuttavia l’atmosfera del blog è seria e credo tanto nella potenzialità di noi esseri umani di capirci vicendevolmente.
Il rapporto tra mio padre e mia madre si stava pian piano sgretolando: causa, l’ingresso del lavoro nella vita di tutti i giorni. Ancora oggi mi chiedo come mai l’Uomo non riesca a capire che il suo fine ultimo su questa terra non è uccidersi di lavoro ma “farsi accompagnare” nella vita da esso, svolgere le attività lavorative con passione e ponderazione…
La faccio breve e taglio corto: solo così potrò rendere l’idea delle emozioni che vivo tutt’ora!
Era una mattina di Giugno 2006: tutto era avvenuto; la tempesta si stava ancora abbattendo violenta e tenace su quella fragile palafitta che era la nostra famiglia. Io non ho mai incolpato nessuno dei miei due genitori per quello che ci è accaduto. Così come i film ci regalano immagini eterne e fugaci allo stesso tempo, io voglio “farvi vedere” l’immagine di mio padre. Quell’uomo, quella mattina, con tanta pazienza, sistemava con minuzia tutta la sua roba negli scatoloni: incartava gli oggetti fragili, divideva i libri dagli oggetti futili, impacchettava la sua roba con “enorme filosofia”. Lui guardava me e mia sorella. Era dispiaciuto di andar via ma la sua tranquillità d’animo pareva volesse dirci: “tranquilli ragazzi, io non ce l’ho con mamma ma ora vado via e per tutti noi inizieranno giorni migliori”.
In quella mattina di Giugno IO e mia sorella abbiamo CONOSCIUTO NOSTRO PADRE.
Roberto.
Trovo l’argomento molto interessante e mi congratulo con voi per l’iniziativa.Siamo 9 figli e io il più grande.Vi sto scrivendo dalla Cina dove sono spesso per lavoro.Io mio padre lo rispetto per quanto è colui che mi ha dato un educazione sui valori da seguire nella vita. Ma mio padre è stato un duro e violento non solo con noi figli ma sopratutto con mia madre che se ne è andata con il morbo di Alzheimer.
Comunque non lo posso condannare perchè è un uomo che ha lavorato duro per sfamare la famiglia.Vivevamo in Lussemburgo e ricordo le botte con la cinta perchè non avevo fatto i compiti della scuola.Sono passati gli anni, mi sono sposato in Germania e anche io ho imitato mio padre trattando allo stesso modo mio figlio e mia moglie.Mi sono separato e ho lasciato mio figlio che aveva solo 5 anni. Sono tornato in Italia e sono passati 15 anni prima che facesse pace con mio figlio che ora vive in Svezia. Ho riconquistato l’amore di mio figlio dopo tanta sofferenza e molta ignoranza. Oggi mi dico che sono fortunato perchè sono un padre orgoglioso di avere un figlio che mi vuole bene e che mi chiama con i suoi 30 anni ancora “Papà”
Complimenti per il film l’ho visto solo ieri sera purtroppo…vorrei complimentarmi anche con lo scenografo per la stupenda casa che ha scelto (quella di Betty e il marito ovviamente ) e per l’arredamento…magnifico…io un po’ per deformazione professionale (ho un negozio di arredamento d’interni) l’ho notato…anzi vorrei fare una domanda..è possibile sapere di chi sono i divani bianchi a casa di Betty…! non riesco a capirlo!
Il film ha davvero una bella trama..fa riflettere…io ho solo 26 anni e sono fortunata lavoro con mio padre ed ho un ottimo rapporto…ma nel film si tratta un tema piu’ profondo della superficialita quotidiana…davvero complimenti…!
Fatemi sapere per i divani..ci tengo davvero..
Ciao a tutti…
…grazie Pupi, guardando i tuoi film ritrovo la forza di provare emozioni.
Ieri ho rivisto per la seconda volta il film, la mia compagna era a fare la spesa, io avevo la nostra piccola Priscilla tra le braccia, dormiva serena. Scorrevano ancora i titoli di coda, e’ tornata a casa carica di borse Esselunga e dopo aver guardato i miei occhi ha detto: “l’hai visto ancora?….”
Grazie
Bel film.
A me sono sovvenute un mucchio di emozioni diverse…
Splendida l’ambientazione d’interni,a me ha ricordato
persino il grande Sordi nel film “Io e Caterina”.
Deliziose le descrizioni de : immagini di Clara,Betty
e Ines,e questa figura di padre struggente.
Io negli anni ho recuperato tantissimo il rapporto con mio
padre,un uomo che nella 1^fase della mia vita ho vissuto
molto distante e freddo.
Complimenti a voi tutti,fino all’ultimo tecnico della
produzione.